Un post sul posto dove scrivo i post
Published on 08/25,2007

I giapponesi fanno ooh
che meraviglia, che meraviglia
Sono seduto su una comoda poltrona manageriale, con ruote e braccioli, di fronte a un monitor a cristalli liquidi, al primo piano interrato di un grattacielo di oltre quaranta piani situato in George Street, una delle arterie principali del centro di Sydney. Il computer che sto utilizzando - al pari degli altri duecento che gli stanno vicino, in un open space ipertecnologico - è dotato di webcam, cuffie, microfono e di tutti i programmi di cui un cibernauta (anche di medio-alto livello) può avere bisogno. Il costo del servizio è quasi ridicolo: un dollaro all'ora.
Senza questo internet point, le cronache telematiche dall'Austrambia riuscirebbero molto più lacunose e sporadiche di quanto già non appaiano.
Il posto non è dei più tranquilli e rilassanti, ma oramai - dopo tre mesi di frequentazione quasi quotidiana - qui sono di casa, e riesco a concentrarmi e scrivere nonostante i fattori di disturbo siano diversi.
Innanzitutto, la musica: i programmi radio in diffusione trasmettono canzoni sempre uguali a se stesse, ossessivamente ripetute giorno dopo giorno, come se il repertorio delle stazioni locali si limitasse ai quattro o cinque successi del momento.
In secondo luogo, una comitiva di napoletani che ogni sera, verso le nove e mezza, fa il suo ingresso fragoroso nell'internet café. Si tratta di tre famiglie venute in Austrambia per una lunga vacanza di novanta giorni, ma fermatesi a Sydney per più di due mesi, secondo lo stile stanziale dei turisti italiani moderni, ormai dimentichi dei viaggi avventurosi degli illustri antenati Polo e Colombo. I maschi - adulti e bambini - consultano ansiosi il web per aggiornarsi sugli acquisti del ciuccio e si scambiano ad alto volume le notizie da un capo all'altro della sala; le femmine intrattengono i parenti - collegati via skype dalle pendici del formidabil monte sterminator Vesevo - importunando i pazienti giapponesi che siedono accanto a loro e che vengono amichevolmente costretti a sorridere e ossequiare in faccia alla webcam. Un componente della compagnia si inserisce anche nella mia conversazione con zia Maria e insiste tanto per salutarla.
Così mi ritrovo ogni volta a digitare queste righe in un crescendo di "Ciro!", "Ué! Ma che 're? E famme parla' pur'a mmé...", "Mamma vado a cambiare i soldi" - parole, queste ultime, più consone ad una sala giochi di Sangineto in agosto che ai grattacieli di una metropoli.
Il terzo fattore di disturbo è rappresentato dai ragazzi venuti dall'oriente: accaniti giocatori di videogames su internet che commentano ogni passaggio cruciale delle loro partite riproducendo a volume massimo i caratteristici versi di stupore che i loro connazionali più maturi emettono in presenza di qualunque pezzo di marmo o tela colorata in cui si imbattono nei loro viaggi europei.
Così mi ritrovo ogni volta a digitare queste righe in un crescendo di "Ciro!", "Ué! Ma che 're? E famme parla' pur'a mmé...", "Mamma vado a cambiare i soldi" - parole, queste ultime, più consone ad una sala giochi di Sangineto in agosto che ai grattacieli di una metropoli.
Il terzo fattore di disturbo è rappresentato dai ragazzi venuti dall'oriente: accaniti giocatori di videogames su internet che commentano ogni passaggio cruciale delle loro partite riproducendo a volume massimo i caratteristici versi di stupore che i loro connazionali più maturi emettono in presenza di qualunque pezzo di marmo o tela colorata in cui si imbattono nei loro viaggi europei.
L'aspetto più affascinante e misterioso del mio internet point è infatti la sala giochi, separata dai computer di uso comune mediante una vetrata. All'ingresso di questo spazio dedicato c'è una scritta - "no noobs" - il cui significato mi risulta inizialmente oscuro. Dopo una breve inchiesta, capisco che fa riferimento ad una pratica esoterica e vuol dire che i non iniziati alle dottrine elettronico-giocherecce non sono accettati nella sala. Per una descrizione più dettagliata del fenomeno ludico-discriminatorio, suggerisco la lettura di questa pagina di Wikipedia.
Da quasi tre mesi vedo gli adepti di questa sorta di rito orfico accedere quasi ipnotizzati al tempio, e a causa di un sentimento di rispetto ma anche di paura non ho mai il coraggio di profanarne il vestibolo. Sono certo che alcuni di questi giovani ossessionati fedeli finiranno per essere ricoverati in una di quelle assurde San Patrignano giapponesi o coreane in cui si cura la dipendenza da videogames...
Ok computer!
Da quasi tre mesi vedo gli adepti di questa sorta di rito orfico accedere quasi ipnotizzati al tempio, e a causa di un sentimento di rispetto ma anche di paura non ho mai il coraggio di profanarne il vestibolo. Sono certo che alcuni di questi giovani ossessionati fedeli finiranno per essere ricoverati in una di quelle assurde San Patrignano giapponesi o coreane in cui si cura la dipendenza da videogames...
Simma turnata!
W le ferie, Abbasso il lavoro.
Nessuno tocchi Fidel!
Un Abraxo da ZiEr
Giovà ma t'è arrivata a domanda in carta bbollata..?
Quella in cui ti si chiede udienza per parlare un pò con la cuginetta, cioè io ...:)