Quei farabutti di Adamo e di...
Published on 06/11,2007
Non siamo più
figli del ciel
figli del cielo
... Eva's Backpackers.
Così si chiama l'ostello dove alloggio da dieci giorni.
Si trova in via Orwell, nome che mi ha da sempre affascinato, e che, dopo l'avvento della mia propria personale era del cellulare, si è caricato di ulteriori, e solo fino a pochi giorni fa impensabili, significati.
Starò da Eva per un'altra settimana ancora. Qui ho l'occasione d'incontrare tanti viaggiatori e raccogliere molte informazioni utili; inoltre c'è la terrazza sul tetto con tavolini, barbecue e vista sui grattacieli della City, c'è l'internet gratis, la prima colazione con approvvigionamento ad libitum, e il prezzo è molto più basso dell'ostello di prima. Tuttavia ho immancabilmente e giannescamente trovato un difetto, e non da poco, pure ad Eva: la massiva presenza e il continuo afflusso di germanici, che, oltre al gravame di monotonia connaturato alla stirpe ariana - e nonostante le genti teutoniche nutrano, fin dai funesti tempi dell'asse Testa di Morto-Baffo Belva, una spontanea simpatia nei confronti dell'Italia e degli italiani che li rende un po' meno tristi al contatto con le genti del bel paese -, rischia di appiccicare addosso al mio inglese un forte accento da panzer.
Così si chiama l'ostello dove alloggio da dieci giorni.
Si trova in via Orwell, nome che mi ha da sempre affascinato, e che, dopo l'avvento della mia propria personale era del cellulare, si è caricato di ulteriori, e solo fino a pochi giorni fa impensabili, significati.
Starò da Eva per un'altra settimana ancora. Qui ho l'occasione d'incontrare tanti viaggiatori e raccogliere molte informazioni utili; inoltre c'è la terrazza sul tetto con tavolini, barbecue e vista sui grattacieli della City, c'è l'internet gratis, la prima colazione con approvvigionamento ad libitum, e il prezzo è molto più basso dell'ostello di prima. Tuttavia ho immancabilmente e giannescamente trovato un difetto, e non da poco, pure ad Eva: la massiva presenza e il continuo afflusso di germanici, che, oltre al gravame di monotonia connaturato alla stirpe ariana - e nonostante le genti teutoniche nutrano, fin dai funesti tempi dell'asse Testa di Morto-Baffo Belva, una spontanea simpatia nei confronti dell'Italia e degli italiani che li rende un po' meno tristi al contatto con le genti del bel paese -, rischia di appiccicare addosso al mio inglese un forte accento da panzer.
Delle sette persone che finora hanno dormito nella mia stanza, ben cinque sono tedesche. Una di queste - la veterana della camera - si è rivelata dotta conoscitrice della musica italiana, fine estimatrice di Albano e Romina Power, Nek, Laura Pausini ed Eros Ramazzotti, ma totale disconoscitrice dell'Übermensch del grande filosofo coi mustacchi, clamorosamente da lei confuso con l'alter ego di Clark Kent, volante supereroe dei fumetti.
Eva si trova nel quartiere di Kings Cross: mi ha qui condotto un felice suggerimento di Filipponi, ma l'accoglienza ricevuta non è delle più calorose. Arrivato in zona da un paio d'ore, non appena mi butto in un parchetto di fronte all'ostello, per leggere il mio bravo romanzo e rilassarmi, vengo proditoriamente fatto oggetto delle ben poco discrete attenzioni olfattive di un cane sbirro accompagnato da altri cinque sbirri cani in giro di ronda à la recherche di pischelli consumatori di droghe leggere. Capisco che da queste parti non è aria e vado a farmi un giro per la strada principale, dove ricevo inopinatamente altre attenzioni, di altra natura: protagonisti di Durlinghurst Road, insieme a vari ubriaconi solitari, a tratti molesti, sono infatti ricchioni mignotte e lenoni adescanti - che mi fanno scabrose proposte di sex massage o sex e basta.
Un ambiente di tal fatta rende la vita a Kings Cross meno cara che in centro e inoltre la zona pullula di pub e ostelli, quindi di giovani viaggiatori da ogni parte del mondo: tutto sommato, questo è un posto tranquillo. E poi ho trovato il mio ristorante preferito, a due passi dall'ostello: Thai power, dove per meno di sei euro ti danno un piattone di tagliolini thailandesi (thaigliolini) con gamberi e verdure. E poi ho trovato oramai un infallibile sistema per ravviare in due minuti il letto al secondo piano del castello: per altro, penso di essere l'unico in tutto l'ostello che si rifà il giaciglio ogni mattina. E poi ho trovato un ragazzo francese che mi ha insegnato un sistema per fare la lavatrice da Eva, utilizzando i cotton fioc al posto dei dollari...
Il personaggio di spicco dell'ostello è senz'altro Carmen, una pacchiarotta ecuadoriana che fa le pulizie mattutine. Fanatica dell'igiene, sente puzza dappertutto e se la prende anche con gli innocui ragnetti che si annidano negli angoli più reconditi delle stanze. Spesso si aggira per le scale con la bombola dell'aspirapolvere in spalla e il tubo imbracciato a mo' di arma da fuoco, come una palombara negli abissi del Sudicio.
Grazie a lei sto imparando alcune utilissime parole spagnole di uso quotidiano: higiene, limpieza, ordén e perfume...
Eva si trova nel quartiere di Kings Cross: mi ha qui condotto un felice suggerimento di Filipponi, ma l'accoglienza ricevuta non è delle più calorose. Arrivato in zona da un paio d'ore, non appena mi butto in un parchetto di fronte all'ostello, per leggere il mio bravo romanzo e rilassarmi, vengo proditoriamente fatto oggetto delle ben poco discrete attenzioni olfattive di un cane sbirro accompagnato da altri cinque sbirri cani in giro di ronda à la recherche di pischelli consumatori di droghe leggere. Capisco che da queste parti non è aria e vado a farmi un giro per la strada principale, dove ricevo inopinatamente altre attenzioni, di altra natura: protagonisti di Durlinghurst Road, insieme a vari ubriaconi solitari, a tratti molesti, sono infatti ricchioni mignotte e lenoni adescanti - che mi fanno scabrose proposte di sex massage o sex e basta.
Un ambiente di tal fatta rende la vita a Kings Cross meno cara che in centro e inoltre la zona pullula di pub e ostelli, quindi di giovani viaggiatori da ogni parte del mondo: tutto sommato, questo è un posto tranquillo. E poi ho trovato il mio ristorante preferito, a due passi dall'ostello: Thai power, dove per meno di sei euro ti danno un piattone di tagliolini thailandesi (thaigliolini) con gamberi e verdure. E poi ho trovato oramai un infallibile sistema per ravviare in due minuti il letto al secondo piano del castello: per altro, penso di essere l'unico in tutto l'ostello che si rifà il giaciglio ogni mattina. E poi ho trovato un ragazzo francese che mi ha insegnato un sistema per fare la lavatrice da Eva, utilizzando i cotton fioc al posto dei dollari...
Il personaggio di spicco dell'ostello è senz'altro Carmen, una pacchiarotta ecuadoriana che fa le pulizie mattutine. Fanatica dell'igiene, sente puzza dappertutto e se la prende anche con gli innocui ragnetti che si annidano negli angoli più reconditi delle stanze. Spesso si aggira per le scale con la bombola dell'aspirapolvere in spalla e il tubo imbracciato a mo' di arma da fuoco, come una palombara negli abissi del Sudicio.
Grazie a lei sto imparando alcune utilissime parole spagnole di uso quotidiano: higiene, limpieza, ordén e perfume...
zuanéin,
scusa, ma vorrei un esempio del tuo inglese infaustamente contaminato dall'accento panzer.
è tutta la mattina che cerco inutilmente di figurarmelo.
when you're a stranger...
Pinto Boia
Enzile la sua Troia!
Vibot Fans
totò vedi ke ti prendo in parola e mi auto-invito a vienna!